Il movimento instabile della memoria

Il progetto fotografico prende spunto e nasce come un dialogo visivo e concettuale con “Nudo che scende le scale n. 2” (1912). di Marcel Duchamp, opera cardine nella riflessione sul movimento, sulla scomposizione della forma e sulla simultaneità degli istanti. Riprendendo queste tensioni, il lavoro si sviluppa come una serie di opere ibride, collocate tra fotografia, collage e gesto pittorico, in cui l’immagine non è mai unitaria ma costruita per stratificazioni successive.

Ogni opera è composta da un numero variabile di segnalibri raffiguranti celebri dipinti della storia dell’arte, frammenti iconici già sedimentati nell’immaginario collettivo. Questi elementi, montati manualmente con nastro adesivo, perdono la loro autonomia originaria per diventare moduli ritmici, sequenze visive che suggeriscono una scansione temporale e un’idea di movimento analoga a quella duchampiana.

Su questa superficie composta dai segnalibri montati viene successivamente applicata una pellicola Fujifilm Instax Square che riproduce una parte della superficie dei segnalibri. La pellicola, ancora in fase di sviluppo, viene manipolata con una spatola di legno, intervenendo fisicamente sull’emulsione e alterando l’immagine finale. Questo gesto introduce una dimensione pittorica e performativa, in cui il controllo si intreccia con l’imprevedibilità del materiale fotosensibile.

Il progetto riflette sul concetto di riproduzione, sulla memoria delle immagini e sulla possibilità di riattivarle attraverso il gesto. Come nel Nudo di Duchamp, il movimento non è rappresentato ma evocato: emerge dalla sovrapposizione, dalla perdita di definizione e dalla tensione tra frammento e totalità, tra storia dell’arte e pratica contemporanea.